Riconoscimento automatico delle forme: miracolo e condanna

252364_436845436388291_2115998949_nOgni tanto su Facebook e su altre piattaforme, viene pubblicata l’immagine a corredo di questo post.

E’ scritta in inglese e a prima vista sembra un guazzabuglio di caratteri senza senso. In realtà dopo pochi secondi (se si conosce anche solo qualche parola di inglese), le parole cominciano ad apparire.

Come dice il testo stesso, all’inizio la cosa è lenta ma poi, man mano che si prosegue, diventa sempre più facile leggere e il testo appare chiaro:
“THIS MESSAGE
SERVES TO PROVE HOW OUR MINDS” etc. etc.

In questo caso entra in gioco una delle funzioni più avanzate del cervello umano, quella di riconoscere una forma ed associarla a qualcosa di conosciuto al di là delle apparenze.

Quello che accade è che il cervello inizia a riconoscere uno schema simile ad uno conosciuto, tramite un riconoscimento formale di quello che vede. Ecco perchè all’inizio la faccenda è più lenta: il nostro centro intellettivo sta stabilendo uno schema. Man mano che lo schema prende piede, ad ogni lettera dell’immagine viene sostituita la lettera corretta corrispondente.

Arrivati alla terza riga, la lettura è quasi immediata.

Si tratta quindi di un bel vantaggio dal punto di vista intellettivo, ma al contempo rappresenta uno dei più grossi ostacoli alla crescita umana; la meccanica alla base di questo sistema è infatti assolutamente indispensabile in alcuni casi, mentre diventa del tutto fuorviante in tutti gli altri. In altre parole, quello che possiamo osservare in azione in questo esempio è il motivo alla base della meccanicità delle risposte degli esseri umani. E’ il cervello che, dato il suo meccanismo intrinsecamente (e geneticamente) programmato, tende a riportare qualunque cosa veda nei binari di uno schema conosciuto.

Lo stesso meccanismo impedisce sovente di apprendere il nuovo ed è sostanzialmente alla base della condizione ordinaria di inconsapevolezza e risposta automatica in cui versiamo quasi tutti, anche se magari a livelli diversi.

Noi commettiamo spesso l’errore di riportare le esperienze sulla base degli schemi acquisiti in precedenza, il che non sarebbe necessariamente così un male, se non fosse che questo ci impedisce di osservare la realtà per quello che è, anziche interpretarla sulla base delle nostre convinzioni personali.

Lasciare libero spazio all’azione meccanicamente programmata nel nostro cervello da secoli di genetica (e sapientemente alimentata da decenni di manipolazione dell’informazione), significa ripetetre costantemente gli stessi schemi, bloccando così la realizzazione di nuove informazioni e impedendo così a noi stessi sia la costruzione di nuovi schemi interpretativi (cosa che corrisponderebbe ad un utilizzo consapevole di questa straordinaria possibilità del nostro cervello), sia la possibilità di uscire dagli schemi suddetti per acquisire esperienze realizzative completamente nuove.

Quando si parla di meccanicità, si parla proprio di questo: reazioni precostituite sulla base di schemi fissati in modo inconsapevole nella nostra mente.

E’ questo che occorre evitare ed è questo il percorso che risulta difficile da intraprendere fino a che non si realizza quanto profondamente esso influisca sulla nostra mancata capacità di evolverci e crescere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *