Pensiero meccanico e pensiero realizzativo

425675_369728629714561_1481239572_n-e1353613833438Quella del pensiero umano è una natura che ancora oggi sfugge quasi completamente alle più sofisticate indagini tecnologiche. I meccanismi cominciano a mostrarne alcuni aspetti anche importanti, questo è vero, ma la natura reale del pensiero rimane ancora oggi un mistero.

Cos’è un pensiero? Qual’è la sua origine? E perchè il cervello sembra sempre indipendente nel produrne in continuazione?

Credo che quasi tutti noi abbiamo sperimentato, almeno una volta nella vita, come il pensiero verbale possieda una sorta di vita autonoma, praticamente del tutto incontrollabile; magari prima di un esame difficile o in un periodo di stress particolare, quella inarrestabile fiumana di parole che, presa esistenza e volontà propria, ci ha portato a notti insonni o a costruire vere e proprie opere teatrali basate sulle nostre paure.

Questo è il pensiero o, sarebbe meglio dire, quello che viene abitualmente definito tale.

Tuttavia nella storia dell’uomo, vi sono stati quelli che vengono definiti anche “pensatori”; esseri umani particolarmente baciati della fortuna che hanno saputo mettere a frutto la propria capacità di pensare fino a sfornare quelli che poi si sono rivelati come capisaldi nella storia delle scienze, sia tecniche che umanistiche o economiche.

Einstein, Tesla, Russel ma anche Newton, Pascal, Platone e tanti altri. Tutti personaggi che sicuramente usavano il pensiero in ben altro modo di quanto siamo abituati a fare noi.

Esistono quindi almeno due possibilità di uso del pensiero: una meccanica, facile, poco produttiva e priva di particolari possibilità e un’altra al contrario creativa, profonda, concentrata; per amore di definizione potremmo definire la prima, appunto, meccanica e la seconda realizzativa, in quanto consente di portare nella realtà delle idee di alto livello.

Pensiero meccanico e pensiero realizzativo: due aspetti completamente differenti delle funzionalità della nostra mente: uno passivo, inutile e del tutto privo di potere, l’altro attivo, produttivo e di conseguenza estremamente potente.

Eppure entrambi, si direbbe quantomeno a prima vista, hanno la stessa natura. O forse la verità non è esattamente questa.

Oggi la capacità di pensare in modo lucido si è quasi completamente persa, quantomeno da parte della maggior parte delle persone; le masse vengono educate ed indirizzate sempre più verso un pensiero meccanico, facilmente prevedibile quanto manipolabile ed improponibilmente superficiale.

Basta far caso alle reazioni artificialmente indotte nella cosiddetta opinione pubblica per rendersene conto, soprattutto negli ultimi tempi in cui la manipolazione mediatica ha raggiunto livelli di tale ingenua evidenza da risultare persino ovvia nel suo essere lampante.

Eppure molte sono le persone che ancora considerano autoritario ciò che viene detto in televisione o scritto sui giornali. In realtà troppi sono coloro che, in modo del tutto acritico, fanno propri concetti e nozioni solo perchè pronunciati da persone la cui autorità è spesso basata sul nulla.

Allo stesso modo troppe sono le persone che ancora non si rendono conto che il loro pensiero, la loro personalità, i loro desideri non hanno nulla a che vedere con il vero pensiero, la vera essenza o anche solo quello che davvero vorrebbero.

Saper pensare in modo lucido è un lusso che la maggior parte di noi non si può permettere, soprattutto perchè il mondo, una volta visto da un grado di libertà diverso da quello abituale, diventa molto più complesso di quello in cui siamo abituati a vivere.

La realtà è che questo è vero solo in alcune determinate fasi della trasformazione della propria capacità di discernimento. Come dice un vecchio detto Zen, “le montagne prima dell’illuminazione sono montagne. Durante l’illuminazione non sono più montagne e dopo l’illuminazione sono di nuovo montagne. “

Per lo stesso identico motivo, quando il nostro pensiero è del tutto meccanico il mondo è quello che sembra, ma perde la sua veridicità nel momento in cui iniziamo ad elevarci verso una diversa efficienza, una più elevata capacità di discernimento e concentrazione, per poi ritornare ad essere un mondo “semplice” (le virgolette sono d’obbligo), una volta ampliato il nostro punto di vista.

Va da sé che esistono diversi step, diversi gradi di libertà e che ad ognuno di essi corrisponde una più ampia capacità di discernimento ed interconnessione concettuale, così come ad ogni passaggio da un grado di libertà ad uno superiore corrisponde una crisi, un momento di empasse in cui nulla è come prima ma al contempo nulla è già come dovrebbe essere.

Imparare a pensare lucidamente non è un processo digitale. Non esiste un limite alla lucidità che possiamo fare nostra (l’unico limite è dato dalla nostra capacità di voler passare al livello successivo). Si tratta infatti di un processo analogico, continuo, anche se la natura del cambiamento si manifesta spesso in modo brusco, irrompendo nella nostra consapevolezza con tutta l’energia sconvolgente di un nuovo status realizzativo.

In realtà si tratta di due fattori separati. Il primo è il processo in sé, un processo appunto continuo, il secondo è la nostra percezione di esso che invece molto spesso si manifesta solo nel momento in cui viene superato un determinato “potenziale di soglia”, associato a quello specifico livello di consapevolezza.

Processo e percezione non sono la stessa cosa, allo stesso modo in cui non sono mai coincidenti territorio e mappa.

Il pensiero lucido sta al pensiero ordinario quanto una Ferrari alla sua copia a pedali. Il problema è che quasi tutti, mentre pedalano, sono convinti di guidare l’originale. Ecco perchè è così difficile all’inizio imparare a pensare lucidamente; perchè deve prima manifestarsi il dubbio che quello che stiamo vivendo non sia totalmente reale, che vi sia altro che in questo preciso momento non stiamo vedendo.

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