Le fasi dell’azione e le leggi che le governano – Terza parte: supersforzo e salto d’ottava

legge-ottava-supersforzo-e1360528167589Per chi si fosse perso le prime due parti, trovate la prima a questo link e la seconda a quest’altro.

Abbiamo concluso l’articolo precedente sul limite del salto d’ottava, ovvero quando la crisi maggiore si manifesta proprio sul finire di un’azione, rischiando di annullare completamente tutto.

Siamo nella fase del semitono mancante di settima, ovvero nel punto davvero critico di tutto il percorso. L’energia iniziale infatti a questo punto è completamente dissipata, non ci sono più riserve, mentre l’attrito dovuto alla nostra azione è invece giunto al massimo livello e, con esso, le difficoltà e le energie che si oppongono alla riuscita dell’azione.

Siamo ai piedi dell’ultima fase, in quel punto che precede il famoso salto d’ottava, ovvero quel punto in cui l’azione è arrivata proprio ad un passo dalla sua conclusione.

Come dicevamo nell’articolo precedente, a meno di combinazioni fortuite di fattori esterni, se non facciamo nulla in questa fase, l’azione è destinata a spegnersi, con probabilità direttamente proporzionali alla difficoltà dell’azione intrapresa.

Cosa abbiamo? Soprattutto ci troviamo in una fase in cui l’energia iniziale (quella che abbiamo definito “potenziale”) si è quasi completamnete esaurita. Dal punto di vista emotivo personale in questa fase è possibile sperimentare scoramento, disappunto, stanchezza e sfiducia completa nella riuscita di quello che ci siamo proposti.

Soprattutto, sempre in questa fase, le difficoltà sono al culmine. Se l’azione implica l’uso del corpo avremo la completa ribellione dei sistemi fisici (muscolari o altro).

E’ il momento di attingere a una riserva di energia che ordinariamente non è a nostra disposizione. Chi corre la conosce bene; viene chiamata “secondo fiato” e diventa disponibile (quando accade, perchè non succede sempre) solo dopo che si è arrivati allo stremo.

Viene da ridere, ma la faccenda sta esattamente in questi termini. Si tratta di arrivare in fondo al barile, di svuotarlo completamente. Solo allora si potrà trovare la maniglia per aprirne il fondo che si rivelerà per quello che è: un falso fondo sotto cui si trova la nostra energia di riserva.

In termini pratici dobbiamo arrivare fino ad esaurire quelle che riteniamo essere le nostre forze, fino in fondo, e poi… fare uno sforzo ed andare oltre. Se abbiamo fattole cose per bene, e abbiamo svuotato del tutto il nostro barile, il produrre uno sforzo in queste condizioni, ovvero a zero energia, determinerà l’accesso ad un serbatoio supplementare di energia che ci consentirà di superare l’empasse.

Questo sforzo ultimo, estremo, viene definito supersforzo. La cosa difficile è capire quando stiamo praticando un supersforzo e quando, invece, ce la stiamo raccontando, ovvero quando non siamo ancora arrivati in fondo al barile. La differenza è al contempo sottile ed enorme. Prima di essere arrivati alla fine delle nostre energie non si può produrre un superforzo mentre, se aspettiamo troppo, andremo a fondo scala e non potremo più produrlo.

Il supersforzo deve essere giocato esattamente al momento giusto, altrimenti non sortisce alcun effetto. Nel caso dell’esempio che abbiamo usato finora, ovvero quello di una dieta, il salto d’ottava si presenta ad un certo punto, e rischia di farci divorare in un colpo solo l’intero barattolo di Nutella. Come possiamo produrre un supersforzo? Ad esempio stringendo ulteriormente la dieta.

Ci eravamo imposti 1200 Kcal giornaliere e siamo arrivati all’estremo. Siamo davanti alla nostra insalata e ci sorprendiamo ad avere la testa che gira e una grandissima debolezza fisica. Quasi non riusciamo ad alzarci da tavola e la tentazione della Nutella è lì, nella credenza a pochi passi da noi.

Stiamo per cedere, siamo già a metà strada tra la il tavolo e la credenza quando decidiamo di mettere in atto il nostro supersforzo; non solo non ci dedichiamo alla Nutella, ma prendiamo la nostra insalata e la buttiamo via, decidendo improvvisamente di saltare anche il magro pasto che ci spettava.

Però… però ci concediamo un caffè (con dolcificante)… e invece no! Rinunciamo pure a quello.

Improvvisamente scopriamo che non abbiamo più i morsi della fame e il corpo ci sembra di colpo rinvigorito, al punto che ci mettiamo la tuta ed andiamo a fare una corsa lungo il fiume.

Il supersforzo è stato compiuto (ma è stato la rinuncia al caffè, non quella all’insalata a compierlo), il fondo del barile si è aperto e il nostro serbatoio supplementare si è messo a pompare in circolo la sua energia fresca.

La Nutella è fuori dai nostri pensieri e ci sembra quasi che la dieta sia una cosa superata, qualcosa di cui non dobbiamo neppure più occuparci.

Ed è così. In questo momento abbiamo fatto il proverbiale salto d’ottava. Ora non ci resta che proseguire sulla strada che ci eravamo fissati. Le difficoltà sono così lontane che ci sembrano non essere mai esistite.

Ci sentiamo così leggeri che quasi quasi ci potremmo anche concedere un cucchiaino di Nutella…

Eh no! Occhio… un attimo di distrazione e siamo persi. Il pericolo è reale: quando si effettua un salto d’ottava è vero si che abbiamo accesso ad un’energia supplementare e a tutta un’altra fase dell’azione, ma è anche vero che se smettiamo di perseguire il nostro scopo, rischiamo ancora di tornare indietro. Ci costerà di meno non cadere, avremo possibilità che prima neppure sospettavamo, ma non siamo ancora fuori dai guai.

La realtà è che per compiere a tutti gli effetti un salto d’ottava in modo completo e definitivo, occorre… saltare l’ottava seguente. In altre parole, saltato il primo intervallo mancante di settima, ne avremo un altro di terza e poi un ulteriore di settima. Una volta saltato quest’ultimo scopriremo che sarà praticamente impossibile tornare indietro, ricadere nell’ottava di partenza.

L’ottava giusta è sempre quella attuale, quella a cui non si rischia di tornare è due ottave indietro.

Con questo articolo si conclude la miniserie dedicata alla legge del sette ed alle sue applicazioni pratiche.

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