Le fasi dell’azione e le leggi che le governano – Seconda parte

SEZIONEAUREA-e1360058843697Continua dalla prima parte che trovate a questo link se ve la siete persa…

Eravamo arrivati alla nostra azione partita (nell’esempio una dieta) e in corsa.

Quali sono le condizioni in questi momenti? Abbiamo un’azione appena partita e che quindi vive e si sviluppa sulla scorta della sua energia iniziale: abbiamo caricato le batterie fino a superareil potenziale di soglia e da lì stiamo usando l’energia accumulata.

Questa energia però non è infinita: cala man mano che viene consumata per resistere nell’azione (che, come abbiamo detto, consiste in uno sforzo). In più, proprio perchè stiamo andando contro la legge di minor resistenza, la nostra azione crea un attrito che implica delle scorie, come degli accumuli che aumentano la resistenza al compiersi dell’azione stessa. Nel nostro caso della dieta, per esempio, potremmo avere dei malesseri, o qualche mal di testa innescato dalla purificazione fisica dovuta all’astensione da alcool, zuccheri etc. etc.

La nostra energia va quindi calando progressivamente. Dopo un periodo di tempo indeterminato (ma che, visto a posteriori, cioè ad azione conclusa, corrisponde ai 3/7 circa del tempo totale) avremo quella che a tutti gli effetti è una crisi. Ci troveremo cioè di fronte alla possibilità che tutto si interrompa. Può essere qualsiasi cosa: un’emozione improvvisa, un problema, un dolore o un evento imprevisto che superano la nostra volontà e rischiano di farci cadere sulla Nutella. Se non facciamo nulla, è molto probabile che la nostra azione deraglierà naufragando miseramente.

Cosa possiamo fare per impedirlo? Dobbiamo darci uno shock!

Può essere negativo o positivo: questo poco importa. Inoltre, in questo specifico punto, l’energia che rischia di deviarci non è particolarmente forte. Il “semitono mancante” è sull’intervallo di terza. Quindi può essere sufficiente, ad esempio, un pensiero tipo “dai, per ora resisto ancora… poi se domani continua, magari una punta di cucchiaino di Nutella me la concedo”. E’ sufficiente poco: l’energia necessaria a non cadere non è eccesiva e, quasi senza accorgercene, ci troviamo al giorno successivo.

Solo che, nel frattempo, l’energia di deviazione che avrebbe potuto farci desistere dal nostro proposito è scemata. Non serve farsi la “punta di cucchiaino” e l’azione prosegue.

Se siamo furbi, una volta osservata la nostra capacità di resistenza, possiamo farne un generatore di energia che ci aiuterà quando, da qui a un altro periodo, arriverà un’altra crisi, quella davvero grossa.

Per ottenere questo, bisogna che ci rendiamo conto che siamo stati in grado di resistere alla tentazione con uno sforzo volontario (e anche con un bieco trucchetto psicologico). E quindi che possiamo farcela, basta trovare il sistema di non farci fregare dall’energia di deviazione che, lo ricordiamo, si presenta sempre in modo imprevedibile.

Il corso degli eventi proseguirà tra alti e bassi verso un punto di crisi bella grossa: il cosiddetto “salto d’ottava”. Dato che non possiamo vedere il futuro, non è possibile prevedere con certezza quando questa crisi si presenterà, ma possiamo più o meno desumerne il periodo di manifestazione se abbiamo riconosciuto quella precedente.

Quello che conta comunque è che, in quel momento, ci giochiamo davvero l’azione. Se nella prima crisi infatti, anche in caso di caduta, era possibile ripristinare il percorso, in questo punto la cosa è molto più difficile.

Compiere un salto d’ottava non è affatto semplice. Per contro, se da un lato il rischio è grosso, dall’altro la ricompensa lo è altrettanto. Passati all’ottava successiva infatti le cose cambiano radicalmente e si entra in un territorio di nuove possibilità che fino a quel momento non ci era dato di vedere.

Ma come battere la crisi e saltare l’ottava?

Ci vuole una cosa chiamata “supersforzo”, di cui ci occuperemo nel prossimo articolo.

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