Avidità: da terminare con estremo pregiudizio

graf-e1360916728595Nell’economia classica occidentale, viene definita “offerta” la quantità di un certo bene posta in vendita da chi lo produce o lo rivende. Contemporaneamente viene definita “domanda” la richiesta dello stesso bene da parte del mercato, vale a dire dai consumatori.

Domanda ed offerta, sempre in base alle leggi del mercato occidentale, così come le conosciamo, variano con una certa elasticità in rapporto al prezzo.

In buona sostanza la richiesta di un bene diminuisce all’aumentare del prezzo, con una diminuzione la cui ampiezza varia a seconda di quanto quel bene venga percepito come fondamentale. Andiamo da un’elasticità nulla fino ad un’elasticità infinita. Un esempio di elasitictà così bassa da essere considerata nulla è quello del petrolio. Quale che sia il prezzo infatti la domanda varia di ben poco per ora.

Con la stessa logica un’auto di grossa cilindrata in fascia medio-alta ci fornisce un buon esempio di elasticità alta, dato che all’aumentare del prezzo oltre un certo margine, il mercato si sposterà su auto di prezzo inferiore.

Stiamo parlando della famosa, ma dovrei dire “famigerata” legge della domanda e dell’offerta. Famigerata, almeno a parer mio, in quanto a ben vederla non ha alcun senso, se non quello di determinare una “logica dell’avidità” che, alla base del modello economico occidentale, sta portando l’intero pianeta alla rovina.

E questa è la tesi. Vediamo di dimostrarla.

L’offerta varia sulla base di molti parametri ma, alla fine, è ciò che determina il prezzo.

Infatti, data una certa quantità di un bene disponibile sul mercato, se l’offerta è superiore alla domanda, il prezzo scenderà, per incontrare il favore degli acquirenti. Viceversa, se l’offerta è inferiore alla domanda, il prezzo aumenterà, in modo direttamente proporzionale al bisogno di quel bene.

In altre parole quando non ci sono abbastanza quantità di un bene di cui si ha bisogno, la gente fa a gara per accaparrarselo e chi lo vende alza il prezzo in corsa perchè sa che guadagnerà di più.

Quindi a conti fatti è il bisogno di un bene che ne determina il prezzo, al di là della disponibilità dello stesso sul mercato. Ma non tutti i bisogni sono primari. L’acqua, il cibo, l’aria, e altro sono tutti esempi di cose di cui non possiamo fare facilmente a meno, mentre di molte altre cose si.

La logica dell’avidità è la conseguenza diretta di questa legge, del tutto locale al nostro pianeta, almeno ritengo. Tante persone hanno bisogno di qualcosa? Aumentiamo il prezzo così guadagniamo di più! Nulla di più sbagliato, a tutti gli effetti. Se io vendo un oggetto con un margine, supponiamo, del 10%, come prezzo iniziale, questo significa che quel 10% è il guadagno che ritengo giusto. Ma se io aumento quel 10% a 15, 20 o anche di più, solo perchè il mio articolo “ha successo” allora non sto più guadagnando il giusto, sto speculando sui bisogni degli acquirenti. E’ avidità bella e buona. Per me un esempio lampante è costituito dall’iPhone. Steve jobs ha creato un virus mentale che rende i clienti di Apple per la maggior parte del tutto non oggettivi nella valutazione dell’hardware della mela. Un iPhone 5 oggi nella massima configurazione viene venduto a un prezzo di quasi 1.000 euro! Uno sproposito, dato che il prezzo alla produzione non supera i 10 dollari (ma fossero anche 100 non cambierebbe molto).

In realtà iPhone è un bello strumento ma sicuramente non superiore ad altri smartphone che hanno prestazioni anche di molto superiori e che vengono venduti a oltre il 40% in meno. Eppure il cliente di Apple è disposto ad indebitarsi pur di possedere l’ultimo modello (e gettare alle ortiche quello precedente che aveva ben poco da invidiare a quello attuale). L’ultimo modello di iPhone è percepito come un bisogno primario.

La realtà è che molti di quei bisogni da noi percepiti come irrinunciabili, non lo sono affatto, quanto più che altro figli di pubblicità e persuasioni varie. Cosa peraltro ben conosciuta da chi gestisce un qualsiasi mercato: non hai bisogno di quello che vendo? Ti creo quel bisogno! Sia in modo diretto (persuasione psicologica) che in modo indiretto: i beni durano poco e sei costretto a cambiarli più spesso di quanto non dovresti (obsolescenza pianificata).

Questo ci porta ad una scoperta; non abbiamo potere sull’offerta, come pubblico, ma sulla domanda si. Siamo noi “la domanda”.

Il nostro fruttivendolo ha avuto una crisi d’identità e si crede un orefice? Spieghiamogli l’uso che può fare delle carote al prezzo a cui pretende di venderle e, ovviamente, andiamo da un altro.

Abbiamo voglia di una sogliola ma il negoziante ne vende solo a confezioni da due? Noi abbiamo il diritto di pretendere una sogliola e non due. Ricordiamocelo e facciamolo valere fino a che non ci danno una singola sogliola. Se non lo fanno non compriamola. Di negozi ce ne sono tanti!

Il venditore di telefoni non ha il modello da 150 euro che vogliamo noi e insiste per venderci quello da 400? Spieghiamogli che può farne lo stesso uso delle carote del fruttivendolo.

Il nostro macellaio aumenta i prezzi della carne perchè tutti vanno da lui? Spieghiamogli (in modo che tutti sentano nel negozio) che il suo concorrente vende la stessa carne ancora al prezzo vecchio e noi andremo da lui.

Chi può permettersi di fare un prezzo davvero è chi detiene il monopolio di un bene (di prima necessità o no, poco importa).

Ma chi determina alla fine se quel prezzo verrà pagato è il cliente: compriamo l’auto di cui abbiamo bisogno, non quella dei nostri sogni (che poi non sono nemmeno nostri), e non perchè i posaceneri di quella vecchia sono pieni, ma perchè il costo per chilometro è diventato troppo elevato.

Terminare la logica dell’avidità si può fare: ma bisogna prima di tutto diventare consapevoli di quali siano veramente le nostre necessità.

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